Caltanissetta tra Arte e Storia

Caltanissetta tra Arte e Storia

Scritto il 25/07/2016
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l territorio di Caltanissetta consente di essere esplorato attraverso musei e siti legati allo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio ricco di zolfo già dal II-III sec. d.C. o visitando i principali luoghi di culto, monumenti storici e riserve naturalistiche.

 

 Museo mineralogico e paleontologico della Zolfara

http://www.visitvalledeitempli.it/museo-mineralogico-e-paleontologico-della-zolfara-caltanissetta/

 

Cimitero dei Carusi

E’ il cimitero appositamente costruito nei pressi della miniera della Solfara di Gessolungo per seppellire le vittime dell’esplosione del 12 novembre 1881. Quella mattina uno scoppio di grisou provocò un violento incendio innescato dalla fiamma di una lampada ad acetilene. Feriti 55 zolfatari nisseni, 65 morti sul colpo e 16 in ospedale per le enormi ferite riportate. Di questi 19 erano “carusi”, bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni, il cui nome in dialetto siciliano deriva dall’espressione latina “carens uso”, cioè “mancante di esperienza”. Ai carusi spettava il lavoro più duro ma fondamentale della miniera: trasportare all'esterno il materiale estratto dalle viscere della terra. Le loro condizioni di lavoro, a prescindere dal fatto che si trattasse di lavoro minorile, erano talmente disagiate, brutali, disumane da essere vicine allo schiavismo. Nella tragedia di Gessolungo una delle più gravi consumatesi nelle solfare siciliane, a 9 carusi non si riuscì nemmeno a dare un nome. Fu tale la commozione per la morte di tanti zolfatari e di tanti bambini a Gessolungo, che la popolazione richiese e ottenne la sepoltura delle vittime nell’apposito cimitero che oggi ricorda la memoria delle vittime delle miniere dei secoli scorsi, vittime dello zolfo, che ha illuso e poi deluso generazioni di siciliani.

 

Cappella di San Micheluzzu

Monumento storico dedicato alla memoria di tutti i minatori. La cappella sulla vallata in direzione di Gessolungo è stata costruita proprio sul percorso che i minatori erano soliti utilizzare per andare a lavoro. L’ultima cappella che incontravano lungo il percorso prima di giungere nelle miniere di Gessolungo e di Imera. Vi si fermavano per pregare prima di scendere nelle gallerie per il duro e rischiosissimo lavoro e al ritorno per ringraziare Dio di essere sani e salvi. La cappella, costruita tra l’Ottocento e il Novecento, veniva utilizzata per celebrare feste popolari e per benedire le salme di tutti gli operai che morivano per incidenti in miniera. Tutti coloro che passavano davanti questa cappella, recitavano un paternostro per le anime del Purgatorio che guadagnavano quaranta giorni d’indulgenza, secondo una concessione del vescovo Guttadauro risalente al 1876 e riportata nella lastra di marmo affissa al prospetto.

 

Cattedrale di Santa Maria La Nova

Nata come Cappella dell’Immacolata Concezione nel 1539 ai confini della città, la Cattedrale fu costruita a partire dal 1570, con la collaborazione del popolo. Nel 1662 venne aperta al culto come nuovo Duomo, al posto di Santa Maria la Vetere. Tra il 1718 e il 1720 vennero realizzati gli affreschi della volta della navata maggiore e della parete di fondo ad opera di Guglielmo Borremans, artista giunto da Anversa nel 1714, che a Caltanissetta si fermò e dipinse moltissime opere, tra cui il ritratto del benefattore Don Raffaele Riccobene, che aveva pagato gli affreschi. I campanili vennero realizzati nel 1782 e nel 1856. Nel 1844 divenne Cattedrale del vescovo di Caltanissetta. Nel 1848 fu ultimata la facciata. Nel 1922 iniziò la costruzione del transetto e dell’abside con la cupola, che terminerà solo nel 1948, dopo i gravi danni subiti per i bombardamenti del 1943. A croce latina, ha tre navate e vi si trovano varie opere d’arte come la statua di San Michele Arcangelo di Stefano Li Volsi da Nicosia (scultore figlio di Giovanbattista, il continuatore della originaria bottega di Nicosia della famiglia Li Volsi), del XVII sec. e il Crocifisso di Antonello Gaggini, scultore ticinese figlio di una famiglia di maestri della scultura, statuaria e architettura del Rinascimento siciliano che, incantato da Michelangelo, diede vita a ben due botteghe artigiane a Palermo, agli inizi del 1500.

 

Museo diocesano

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Museo regionale interdisciplinare di Caltanissetta

Abbandonata la sua sede in centro storico, il museo è stato riaperto nel 2006, rinnovato nei percorsi, nella didattica e nei contenuti, vicino all’Abbazia normanna di Santo Spirito.

L’architetto, Franco Minissi, è lo stesso del Paolo Orsi di Siracusa e alcuni elementi sono comuni alle due strutture, come la pianta poligonale e materiali come cemento, porfido, legni chiari, vetro e metallo, che esaltano l’antichità del contenuto. Tra le più importanti dell’isola nel settore archeologico, la struttura ospita collezioni pregiate di reperti urbani ed extraurbani di Caltanissetta e di altri centri del territorio provinciale, dalla preistoria all’età tardo antica, e reperti di Capodarso, un sito che, pur ricadendo nella provincia di Enna, è legato a questa parte di territorio, poiché, insieme a Sabucina controllava la valle del fiume Salso. Il percorso è in cinque settori, con supporti didattici in italiano e in inglese, e strumenti telematici interattivi.

 

Castello di Pietrarossa

Il Castello di Pietrarossa è una fortezza dell’XI sec. che sorge a ridosso della Chiesa di Santa Maria degli Angeli, nel vecchio quartiere arabo. Rimangono i ruderi di alcune torri in pietra rossa e del ponte. Riguardo le sue origini si ritiene che possa essere stato costruito dai bizantini tra il 750 e l’800, mentre per altri potrebbe essere una struttura eretta dai Romani o di epoca greca; non manca l’ipotesi che fosse un possedimento saraceno, dato che recenti testimonianze confermerebbero che comprendeva, oltre alle mura, ai camminamenti, alle torri, anche giardini e coltivazioni, elementi tipici delle costruzioni arabe. L’origine araba sarebbe la più accreditata e spiegherebbe l’origine del toponimo di Caltanissetta, derivante dall’arabo Qal’at-an-nisah, che significa ‘castello delle donne’. Il castello, dopo molte vicissitudini, crollò nel 1567, forse per un terremoto, e i conti Moncada, di una nobile famiglia siciliana di origine catalana, stabilitasi in Sicilia nel XIII secolo, diedero ordine di prelevarne il materiale per costruire nuovi edifici della città.

 

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La Chiesa, detta anche di Santa Maria la Vetere, sorge a ridosso del castello di Pietrarossa e fu costruita in epoca normanna. Divenne parrocchia nel 1239 e in seguito regia cappella di Casa Sveva. Nel 1601, dopo che la parrocchia fu trasferita ad altre chiese, venne concessa ai Frati Minori Osservanti, che vi costruirono il loro cenobio nel 1604. Nel 1867 il convento venne adibito a ospedale per colerosi e nel 1873 la chiesa venne definitivamente chiusa al culto per passare alla proprietà del Ministero della Guerra che la adibì a caserma e magazzino militare. Poi venne abbandonata, e nel 1964 ci fu un crollo parziale del tetto; dell’interno non rimane più nulla, ma possiamo ancora ammirare l’impianto normanno a navata singola. Degna di rilievo è la porta maggiore occidentale in pietra arenaria, decorata con particolari fregi.

Chiesa di Sant’Agata al Collegio

Situata sul Corso Umberto I, la Chiesa di Sant’Agata al collegio fu costruita tra il 1600 e il 1610 in forme tardo rinascimentali, per volontà dei Gesuiti. Mentre la facciata fu realizzata in questi anni da Natale Masuccio, uno tra i più importanti architetti in Sicilia nel passaggio da manierismo a barocco, il portale è attribuito a Ignazio Marabitti, uno dei maggiori scultori e artisti siciliani tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, e ultimo caposcuola di bottega a Palermo, ed è settecentesco, in pietra bianca che spicca sulla pietra arenaria rossa del resto della facciata. La scalinata fu aggiunta nel 1890. Ha un impianto a croce greca con quattro cappelle laterali; gli affreschi interni sono di Luigi Borremans (figlio di Guglielmo, artista giunto a Caltanissetta da Anversa nel 1714), del XVIII sec., mentre sull’altare maggiore, in una cornice di marmo nero di Ignazio Marabitti, c’è una tela di Agostino Scilla (un pittore siciliano membro dell’Accademia di Messina ‘della Fucina’, che può essere considerato uno dei primi ad accumulare prove a supporto dell’origine organica dei fossili), del 1654, che raffigura il Martirio di Sant’Agata. Nel transetto di sinistra c’è una cappella dedicata a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine, che ne contiene un ritratto in bassorilievo su marmo, attribuito a Ignazio Marabitti.

 

Chiesa di San Sebastiano

Costruita all’inizio del XVI secolo in ringraziamento al santo per la liberazione dalla peste, fu abbattuta nel 1664 per il pessimo stato in cui versava e subito ricostruita. Nel 1829 subì il furto di tutti gli argenti e il ritrovamento della pisside con le sacre particole fu celebrato con il suono delle campane di tutta la città e con grandi feste. Nel 1878 l’architetto Barbera, ingegnere comunale, una firma ricorrente della città, progettò un restauro che sostituì gli stucchi barocchi con altri in stile classico e aggiunse altari affiancati da lesene di ordine ionico e una pavimentazione in cemento. La facciata in stile eclettico, progetto dell’architetto Saetta, risale alla fine dell’800. Tutte le sculture del prospetto sono opera del Biangardi, un artista vissuto nell’800 che realizzava sculture lignee nella tradizione dei modellatori napoletani di statuine dei presepi del ‘700. L’interno è ad aula unica, con volta a botte lunettata e pareti decorate da stucchi neoclassici e lesene di ordine ionico. La statua del Santo sull’altare è attribuita a Stefano Li Volsi, scultore figlio di Giovanbattista, il continuatore della originaria bottega di Nicosia della famiglia Li Volsi, mentre il quadro della Madonna degli Agonizzanti è opera di Tommaso Pollaci, un pittore nato nel 1748 e morto nel 1830, che caratterizzò con la sua arte l’attività pittorica della città, di cui divenne il decoratore nell’età neoclassica.

 

Chiesa di San Domenico

Costruita intorno alla fine del XV secolo, fu voluta dai Moncada, una nobile famiglia siciliana di origine catalana, stabilitasi in Sicilia nel XIII secolo, probabilmente in concomitanza della vestizione dell’abito dei Domenicani da parte di Antonio Moncada, che abbandonò quando divenne il terzo conte di Caltanissetta. Lui e i suoi successori vennero sepolti nella cripta della Chiesa. Nel 1650 durante i lavori dietro l’altare maggiore, furono rinvenuti tre cadaveri, uno della principessa Adelasia, nipote di Ruggero d’Altavilla, qui trasportato dal Castello di Pietrarossa, e gli altri dei conti Guglielmo Raimondo e Antonio Moncada. Alla fine del ‘700 la Chiesa viene rifabbricata con dimensioni maggiori, a tre navate, con cinque archi laterali. Sulla volta affreschi della vita di San Domenico di autore anonimo. Gli stucchi sono del 1828, la facciata è barocca, convessa al centro e concava sui lati, mentre la torre campanaria è rimasta incompleta.

 

 

 

Cimitero Monumentale degli Angeli

Risalente alla fine dell’800, il cimitero si trova nella zona sud della città, proprio a ridosso della Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Ospita cappelle gentilizie di pregevole valenza architettonica e artistica, realizzate da manovalanze particolarmente stimate, come Pasquale Saetta, Alfonso Barbera, ingegnere comunale e architetto, e da scultori come Biangardi (noto per le sculture lignee realizzate nella tradizione dei modellatori napoletani delle statuine presepiali del 1700) e Michele Tripisciano (scultore nato nella seconda metà dell’800, interprete di una cultura artistica di stampo classico). Quest’ultimo ha realizzato, tra le altre, la Madonna sul trono con bambino della monumentale cappella di Testasecca. Interessante è la cappella del Barone di Trabonella, ricavata da un anfratto della rocca di Pietrarossa, su cui si ergono i ruderi del castello: si pensa che sia stata ricavata da un ambiente del castello già abitato in epoca bizantina.

La facciata è stata progettata da Nuara, e al suo interno si trovano pregevoli sculture del Tripisciano. Questo cimitero è stato uno dei primi monumentali d’Italia: oggi ha perso questo status anche per la mancata tutela dei beni artistici presenti.

 

Abbazia di Santo Spirito

Fatta di spessi muri, attrezzata di feritoie, di una torre quadrangolare e di una porta con fessura della saracinesca, l’Abbazia, risalente al 900 d.C., rivela il suo passato di casale fortificato edificato dagli arabi a presidio del territorio. Furono i Normanni che la trasformarono in chiesa per ricristianizzare gli uomini che lavoravano in campagna. Dubbia è la data di fondazione, si pensa al 1086, e fu consacrata nel 1153. È a navata unica e custodisce reperti storici molto importanti, come il fonte battesimale a immersione e un calice di stagno dei primi secoli dell’era cristiana, un’urna cineraria dell’epoca romana, una statua della Madonna delle Grazie del XVI sec., in terracotta policroma, la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta. Il Crocifisso dello Staglio, tempera grassa su tavola, è l’opera più preziosa.

 

Monumento del Redentore

Il Santuario consiste in una statua bronzea raffigurante il Redentore costruita nel 1900 e sistemata sul Monte San Giuliano. Il basamento in pietra fu edificato in stile eclettico su progetto di Basile, un celebre architetto esponente del modernismo internazionale e del Liberty, utilizzando materiali estratti poco distante dal punto in cui oggi sorge il monumento. La statua giunse in treno da Roma il 29 luglio del 1900, imponente nei suoi quasi cinque metri d’altezza e nel suo peso di quasi due tonnellate, e fu trasportata da un carromotto trainato da sei coppie di buoi. Fu issata alla presenza di un’enorme folla con il sottofondo di tutte le campane della città. Molte processioni scenografiche si svolsero nei mesi successivi per festeggiare l’avvenimento e la devozione al Redentore crebbe sempre di più nel corso degli anni, dando luogo a usanze come la processione del simulacro di Gesù Redentore svolta ancora oggi tra le vie del centro la sera del 6 agosto, un pellegrinaggio in voga fino agli anni ’70 alla vigilia della festività, quando centinaia di persone si recavano alla volta del monumento carichi di ogni prelibatezza, fra cui la tradizionale anguria fresca.

 

Gruppo monumentale Viale Regina Margherita

Conosciuta anche come contrada Pigni, è una via di Caltanissetta di notevole interesse storico e urbanistico: vi sorge il Palazzo del Governo-Prefettura, il Monumento ai Caduti in Guerra, i Palazzi dell’Intendenza di Finanza, il Palazzo Vescovile-Seminario, costruito tra il 1901 e il 1911 e successivamente ampliato, con quattro piani, dal prospetto semplice ed elegante e una splendida cappella decorata con stucchi classici e marmi. Vi sorgono inoltre la scuola San Giusto e il secondo convento dei Cappuccini, edificato tra il 1580 e il 1587 per volontà della contessa De Luna e Vega, moglie del principe Cesare Moncada, entrambi sepolti qui. Il Convento fu sede di noviziato fino alla soppressione degli ordini religiosi, poi nel 1868 la biblioteca viene acquisita dal Comune e il palazzo convertito in ospedale civile, e abbandonato negli anni ’70 per la costruzione di un nuovo ospedale. Vi si trova anche villa Amedeo, il più esteso giardino pubblico della città, che ne che costituisce il polmone verde.

 

Palazzo Moncada

Fu costruito intorno al 1651 per volontà del principe Luigi Guglielmo I Moncada; divenne sede di un orfanotrofio nel 1778 e a partire dal 1892 ospitò la sede della Corte d’appello del Tribunale di Caltanissetta. La principessa Maria Giovanna di Bauffremont lo acquistò nel 1915, lo privò del suo uso residenziale e vi fece costruire un’ampia sala con galleria in stile liberty, per rappresentazioni teatrali. Dopo il 1938 fu adibito alla rappresentazione di spettacoli cinematografici e teatrali e tuttora ha la stessa funzione, con il nome di multisala Moncada. In stile barocco con influssi rinascimentali, ha tre piani, con il prospetto incompleto. Dal 2010 sono state aperte nuove sale adibite a galleria d’arte che ospitano anche due mostre permanenti, una sui Moncada, appunto, e una dedicata allo scultore Michele Tripisciano, uno scultore nato nel 1860 e morto nel 1913, interprete di una cultura artistica di stampo classico, e al suo museo.

 

Quartiere Badia

Conosciuto come quartiere della Badia o rione Badia per la presenza del convento di clausura (Badia) delle monache benedettine, costruito nel 1531 per volere di Antonio III Moncada, il quartiere di Santa Croce prende il nome dall’omonima chiesa. Da semplice rione, nel 1924 divenne quartiere per l’elezione a parrocchia di Santa Croce. Vi era una porta cittadina, porta della Badia, appunto, che nel 1943 in parte crollò sotto i bombardamenti i cui resti, nel 1967, assieme a un’ala della Badia, furono demoliti per creare Via delle Medaglie d’Oro. Sede di molti laboratori artigiani – era nota via P. E. Giudici come la via dei calzolai – ora si caratterizza per una forte presenza di immigrati. Il comitato di quartiere si è impegnato a riscoprire e promuovere alcune specialità dolciarie locali, patrimonio delle Suore del convento, dimenticate dopo la partenza delle stesse suore nel 1908: la crocetta di Caltanissetta e la spina santa.

 

Teatro Regina Margherita

Il teatro civico Margherita è stato inaugurato nel 1875 ed è stato intitolato alla regina Margherita di Savoia che nel 1881 fu in visita ufficiale a Caltanissetta. Luogo di importanti rappresentazioni fino alla Seconda guerra mondiale, negli anni '70 del  secolo scorso venne chiuso a causa della revoca dell'agibilità. Al termine di accurati lavori di restauro, che hanno riguardato l'intera struttura del teatro e che si sono protratti per oltre 20 anni, nel 1997 il Teatro Margherita è stata riaperto al pubblico con una capienza di circa 450 spettatori.

 

 

Biblioteca Scarabelli

Fondata nel 1862 per volontà del Consiglio Comunale, è ospitata nei locali dell’ex Convento dei Gesuiti. Prende il nome dal filologo Luciano Scarabelli, che fece la donazione più importante, oltre 2.500 volumi. Queste si andarono a sommare ai volumi preziosi requisiti per decreto agli Ordini religiosi prima dell’unità d’Italia, e in particolare ai Frati Cappuccini, a quelli Riformati, di Sant’Antonio di Santissima Maria degli Angeli, di San Francesco, dei Benedettini, degli Agostiniani Scalzi, dei Fatebenefratelli, dei Domenicani e dei Gesuiti. Il servizio al pubblico della biblioteca iniziò nel 1888, grazie a un primo stanziamento del comune e dopo il lavoro di preparazione effettuato dal bibliotecario e sacerdote Calogero Manasia. Al 2013, la biblioteca ha un patrimonio di 142.166 volumi, riviste e 281 manoscritti, oltre a 11 incunaboli di argomenti filosofici e religiosi della seconda metà del ‘400, pergamene e oltre mille preziose cinquecentine.

 

Palazzo del Carmine

Sede del Municipio, si trova di fronte alla Cattedrale e alla Chiesa di San Sebastiano, in piazza Garibaldi. Nel 1371 fu fondato il Convento dei Carmelitani Scalzi, con annessa la chiesa dell’Annunziata, detta anche del Carmine. Nel 1866 con la soppressione delle corporazioni religiose, il Comune ottenne dal Governo l’autorizzazione ad adibire i locali per uso laico e li destinò a sede municipale, inglobando la Chiesa del Carmine, in seguito demolita. La facciata è d’impostazione classica con una serie di arcate al piano terra, mentre al piano superiore varie lesene scandiscono una serie di timpani curvi o triangolari. Il sistema portale-balcone degli ingressi è l’elemento che caratterizza questo edificio.

 

Area archeologica e Antiquarium di Sabucina

Sito archeologico ubicato sulla montagna di Sabucina, su cui si susseguirono una serie di insediamenti, collocabili cronologicamente dall’età del bronzo antico (fine III- inizi II millennio a.C.) all’età ellenistica (inizi del III sec. a.C.). Si passò da un primo insediamento tra il XIII e il X sec. a.C. di abitazioni capannicole della facies di Pantalica Nord (cioè riferibile ad un complesso di caratteristiche archeologiche che si ritrovano negli insediamenti dell’area di Pantalica, località della provincia di Siracusa) a un nuovo insediamento di case rettangolari sulla vetta e le pendici, tra l’VIII e il VII sec. a.C., in cui furono organizzate anche le aree di culto, per arrivare all’ellenizzazione dei coloni greci di Gela nel VI sec. a.C. Distrutto a metà del V secolo, fu poi ricostruito con nuove fortificazioni e torri nella seconda metà del IV secolo. Dopo il 310 a.C. fu abbandonato; per l’età romana si ha testimonianza di fattorie e ville nella pianura ai piedi della montagna, come indica il complesso abitativo di Piano della Clesia e relativa necropoli in contrada Lannari, da cui arriva il busto dell’imperatore Geta (205-212 d.C.).

 

Mercato antico Strata ‘a Foglia

Nasce nel 1882 ed è l’unico mercato ancora esistente in città.

Deve il suo nome all’antico mestiere dei ‘fogliamari’, i venditori di erbe selvatiche ed è il cuore commerciale della città. Rappresenta un patrimonio di tradizioni, sapori, odori e temperamento nisseno, che vuole rinascere, tornare a offrire l’assortimento e la qualità che solo l’esperienza generazionale degli operatori locali può garantire. Ci si trova ogni genere di mercanzia, dal pesce agli ortaggi, ai vestiti, ai dolci, dal frutto più antico a quello esotico, in uno straordinario miscuglio di colori e di voci.

Aperto solo la mattina

 

Parco Archeologico Gibil Gabib

Il parco è situato su una collinetta nel versante sud est della valle del Salso, poco fuori città, al quale i Saraceni diedero il nome di Gebel Habib, ‘città dei morti’: si tratta infatti di un centro indigeno ellenizzato, con una necropoli in cui le sepolture vanno dall’VIII al III sec. a.C. Gli scavi sono cominciati nell’800, con nuovo impulso negli anni ’60 per merito dell’archeologo Dinu Adamesteanu: hanno portato alla luce una capanna della tarda età del Bronzo, una parte dell’abitato e della cinta muraria con un torrione di difesa databile al VI sec. a.C. Le sepolture sono scavate nella roccia: quelle a grotticella artificiale risalgono all’età del Bronzo, mentre quelle a fossa sono di epoca greca; queste ultime hanno restituito corredi di vasi sia attici che locali. Sul lato orientale della collina c’è una necropoli con tombe a fossa e ustrina, del IV sec. a.C., con corredi di ceramica siceliota a figure rosse o decorata nello stile di ‘Gnathia’.

 

 

 

Riserva naturalistica Lago Sfondato

http://www.visitvalledeitempli.it/lago-sfondato/

 

Info:

Viale della Vittoria 309 – 92100 Agrigento

Tel: +39 0922 081810

Email: press.distrettoturisticovdt@gmail.com

 

 

Per scoprire il patrimonio naturalistico e speleologico è possibile contattare il CAI. Imperdibile un’escursione nella riserva del Monte Conca. Info e prenotazioni: cell. 3358089759; http://www.caisicilia.it/riserve/riserva-naturale-monte-conca/